A corpo a corpo
con il paesaggio

L’outdoor che nutre i sensi

Calarsi nel paesaggio fra il mare delle Marche a quello della Tuscia è un’esperienza non solo fisica. Nello stesso ambiente incroci il selvaggio e la Storia, metti a nudo il corpo e lo spirito, i muscoli e i sensi. Fare trekking tra le querce secolari o accompagnarsi al cavallo se non addirittura all’asinello ci avvicina all’antico viandante.

L’acqua termale aiuta a sciogliere la fatica ma è anche esplorazione e sfida, remando nelle gole di un fiume. La roccia è elemento umano. Ha protetto i borghi e oggi è palestra di coraggio e armonia. Si passa dal brivido di un ponte tibetano al navigare a vele spiegate all’ombra delle montagne; per poi inforcare la bici e scendere a rotta di collo nelle faggete.

Il viaggiatore affronta molte prove, si cala nel mistero degli etruschi, si tuffa in un fiume fra i canyon di basalto, osserva il volo dei rapaci sopra un ponte romano.

“Vedo che qui c’è tanta gente che cammina, che cerca qualcosa, cerca paesaggio, che è la prima opera d’arte che abbiamo intorno”

Giuliano Giuliani

Scultore

La Selva dei funamboli

Ripatransone, Marche

La chiamano la Selva dei Frati, perché si sviluppa in un bosco di querce secolari che appartiene al convento benedettino di Ripatransone, borgo medievale e splendido esempio di conservazione del patrimonio storico marchigiano. Ma più che con l’esperienza mistica, questa selva ha a che fare con il divertimento e l’adrenalina: sono una decina, infatti, i percorsi aerei che si snodano sui suoi alberi attraverso cavi d’acciaio, ponti tibetani, liane, scale, reti e carrucole, creando una rete d’itinerari di altezze e difficoltà diverse, accessibili in tutta sicurezza a partire dai cinque anni di età.

Per giocare a questo funambolismo arboreo l’equilibrio aiuta, ma servono soprattutto fiducia in se stessi e voglia di superare i propri limiti. Valentina, nostra paziente istruttrice, è testimone di grida e risate liberatorie. Quando siamo stanchi ci riposiamo su piattaforme sospese fra i rami, ammirando le mura antiche di Ripatransone prima di passare alla sfida successiva.

E’ un’esperienza rigenerante per passare un pomeriggio a contatto con la natura, passeggiando fra le fronde delle querce, sentendosi liberi come il Barone Rampante di calviniana memoria.

La danza verticale

Ascoli Piceno, Marche

La fabbrica d’acqua

Crognaleto, Abruzzo

Adrenalina in faggeta

Prati di Tivo, Abruzzo

In punta di zoccoli

Norcia, Umbria

Il nostro capocordata si chiama Mozart, e infatti è un somarello intelligentissimo, consapevole dell’incarico: portarci alla scoperta dei Monti Sibillini, partendo dalla piana di Norcia, salendo lungo gli antichi tratturi della transumanza. La nostra guida è Roberto Canali, che con un gruppo d’amici ha avviato la più arcaica e quindi avveniristica delle attività outdoor, il trekking con muli e asinelli. Una soluzione geniale per entrare nel sontuoso paesaggio umbro in punta di piedi, anzi di zoccoli.

E alleggeriti dal carico, perché agli zaini ci pensano questi rassicuranti compagni di sentiero. Ogni tanto Mozart si ferma quando adocchia un’erba o una pianticella che intuisce possano essere condivise con i suoi amici. Roberto racconta come l’attività funzioni soprattutto per le famiglie con bambini, perché possono sostenere più giorni di spostamento grazie al rapporto che s’instaura tra i piccoli e questi pazienti animali, pronti ad accoglierli in groppa. Le “spedizioni” in cordata possono contare su una rete di accordi con gestori di rifugi, esperti di fiumi e di rafting, professionisti dell’arrampicata, conoscitori dei percorsi secolari delle transumanze o dell’avvistamento di animali.

A passo lento ci s’inerpica incrociando ora un produttore di miele e marmellate, tappa ideale per la merenda, ora una malga dove assaggiare formaggi e ricotte ancora calde. Negli occhi si fissa un dipinto vivente di boschi, borghi antichi, chiese romaniche, greggi al pascolo.

Cascate da Grand Tour

Cascata delle Marmore, Umbria

Le Spa dei pellegrini

Viterbo, Lazio

Quasi al termine del nostro itinerario, percorso come viaggiatori rabdomanti che seguono il fluire delle acque, ci ristoriamo in quel grande parco termale che è il Viterbese. Alle terme naturali del Bagnaccio, in aperta campagne tra la strada Martana e la strada Castiglione, ci fanno compagnia i pellegrini della Francigena, i quali depongono lo zaino e il bastone per immergersi con noi nelle vasche ben curate raccontando paesaggi, pensieri e incontri. La dimensione è straniante, i fumi sulfurei si confondono con i racconti e i profumi delle piante esotiche che prosperano grazie al microclima quasi tropicale.

Ma le spa a cielo aperto, un’esperienza rigenerante (ed economica), si trovano un po’ ovunque nella Tuscia. Le Terme del Bullicame offrono un paio di piscine naturali dove l’acqua viene convogliata in modo impetuoso direttamente dalla sorgente lì a pochi metri. Il fango biancastro sul fondo della piscina più calda e più piccola viene utilizzato per massaggiare e levigare la pelle, “miracoloso per le cicatrici”, confidano gli habitué.

Raccontano che le piscine Carletti, a tre chilometri da Viterbo, sono rinomate per i bagni notturni, soprattutto quando fa freddo, perché l’acqua raggiunge i 58 gradi. Ovviamente nella Città dei Papi non mancano strutture stellate e adeguate al classico turismo termale, ma questa è un’altra storia.

Archeo-trekking nella Tuscia

Vulci, Lazio