La danza
delle mille mani

Gesti antichi,
esperienze contemporanee

L’acqua, la materia, le mani trasformano i bisogni quotidiani in opere raffinate che nei secoli sono spesso diventate arte impareggiabile. Lungo questa via delle mille mani l’artigiano presidia come una sentinella il fluire della vita nel borgo. L’energia dell’acqua si fonde con la tradizione.

Gli ingredienti sono quelli di sempre, talento, abilità e pazienza. Dall’Adriatico al Tirreno si passa così di materia in materia: tessuti preziosi, legni incisi, pietre scolpite, maioliche dipinte, pelli finemente lavorate. E l’artigiano si fa avanguardia: la ricamatrice crea alta moda con il merletto tombolato, la tessitrice sperimenta la canapa per la bioedilizia, il cavatore leviga il travertino fino a trasformare la tecnica in arte.

Il viaggiatore scopre cosa c’è dietro un oggetto fatto a mano, come l’uomo torna al centro del processo produttivo, trasformando gesti antichi in esperienze contemporanee.

“Adesso con la tecnologia moderna sembra che si possa fare tutto. Ma non è cosi, non puoi improvvisarti artigiano, ecco perché non possiamo scomparire, ci saremo sempre”

Vincenzo Di Simone

Mastro ceramista

La trama del tempo

Offida, Marche

La natura scolpita

Ascoli Piceno, Marche

L’artigenio dei colori

Santo Stefano di Sessanio, Abruzzo

Il forno che respira

Castelli, Abruzzo

Canapa d’avanguardia

Santa Anatolia di Narco, Umbria

Il bestiario di Orvieto

Orvieto, Umbria

Arrivando dal Lago di Corbara, Orvieto si scorge solo quando ci s’imbatte nell’iconica rupe di tufo. Qualche tornante per fronteggiare il Duomo e la sua sontuosa architettura gotica. Da quarant’anni del complesso artistico fa parte una panca, arricchita da una scultura di legno raffigurante una figura femminile con dell’uva in mano: estensione degli arredi della Cantina Barberani, ma come molti altri interventi in città, pubblici e privati, uscita dalla bottega Gualverio Michelangeli, laboratorio famigliare del legno dal 1700.

Un’istituzione a Orvieto: prima con Gualviero e poi sotto la guida delle tre figlie, Donatella, Simonetta e Raffaella, la bottega è diventata un brand che combina falegnameria tradizionale e creatività artistica. Così la produzione ha gradualmente abbandonato i classici mobili in noce, per conquistare un mercato di nicchia nella progettazione degli interni e nell’ideazione di manufatti ispirati al mondo dell’infanzia e della mitologia.

Protagonista assoluto oggi è l’abete, un legno profumato e povero che Gualverio considerava però prezioso se invecchiato naturalmente all’aria aperta. Oggi gli animaletti della Michelangeli, così espressivi grazie alla lavorazione multistrato, sono diventati oggetti di culto, spesso utilizzati nelle scenografie e soprattutto come arredo urbano, ammirati nelle strade e in molti angoli di Orvieto, che giustamente ha dedicato al maestro Gualviero la via dove si trova la sua bottega.

L’oasi del grano tenero

Rivodutri, Lazio

Il cuscino si fa sella

Montalto di Castro, Lazio